Pinocchio remastered

«E che roba è il Paese dei Balocchi?».
«Dovresti vederlo! È il posto più sano per noi ragazzi: totale libertà, niente scuole, niente maestri, nessuno che ti dica cosa devi leggere, puoi scegliere quello che ti pare. Il venerdì non si va a scuola, e la settimana è composta da cinque venerdì, un sabato e una domenica giusto per il campionato e il fantacalcio!».
«Porca vacca! E come si passano le giornate lì?». Chiese Pinocchio con gli occhi sognanti e carichi di meraviglia.
«Divertendosi! La sera te ne vai a letto e il mattino dopo si ricomincia».
«Credimi verrei, ma ho promesso alla Fata che avrei fatto il bravo... Poi ho i sensi di colpa per il mio babbo Geppetto...».
«Ma va’ là, Pinocchio ascoltami: lascia che i morti seppelliscano i morti e va per la tua strada. Il tuo babbo Geppetto ha la sua vita e anche se ti ha messo al mondo tu non gli devi niente, non si può nascere con i debiti, bisogna dare il giusto peso ai propri genitori».
Pinocchio rimase un po’ perplesso e guardò per terra, poi ricominciò:
«Ma te sei proprio sicuro che in questo posto non ci sono scuole?!».
«Neanche i bidelli pedofili!».
«E non c’è mai bisogno di studiare?».
«Neanche la grammatica greca che non ha mai arricchito la vita di nessuno».
«E non ci sono maestri?».
«Nessuno che riesca a farti odiare le opere meravigliose degli scrittori del mondo e del tempo! Nessuno che riesca a svilirle con un’arida analisi del testo! Nessuno che riesca a massacrare la magia di un canto greco cuocendoti le palle con le desinenze dell’aoristo!».
«Che bel paese! Da mangiarsi il futuro con gli occhi!».
«Dai, perché non vieni?! Sei tutto solo e non sai cosa fare della tua vita, lì conosceresti tanta gente, avresti un sacco di stimoli! Cosa ci guadagni a tornare a casa? A marcire immaginando un futuro che non arriva mai mentre gli anni passano davanti la televisione o con il solito gruppetto di amici, sempre lo stesso da dieci anni...?!».
«È inutile che mi tenti, ho promesso alla mia buona Fata di diventare un ragazzo di giudizio e non voglio mancare alla parola data».
«Dunque addio, e salutami tanto i licei, i banchi e i muri squallidi. La fantasia cercala negli intervalli di un quarto d’ora e negli sguardi delle ragazze, saranno gli unici angoli di cielo...».
Pinocchio fece due passi per andarsene, ma poi si fermò e si voltò:
«Senti, ma quanto costa il biglietto per questa corriera?». 
«È gratis!».
«Gratis?! Com’è possibile?».
«Pinocchio le cose più belle della vita sono gratuite». 
Mentre il burattino era dilaniato dai ripensamenti, dai sensi di colpa e dalla voglia di cambiar vita, era lentamente scesa la notte. E con il cielo ormai scuro, i due giovanotti scorsero da lontano un lumicino che si avvicinava.
«Eccolo!», gridò Lucignolo rizzandosi in piedi, «È il carrozzone che aspettavo! Allora Pinocchio vieni?!». 

continua sul libro…

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